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Infanzia

Bambini allo schermo: cosa succede al cervello?

Sappiamo che il solo fatto di avere il cellulare vicino a noi, anche se silenziato, anche se sappiamo di non poterlo usare, fa crollare i nostri livelli di attenzione e di comprensione.

Ad un gruppo di persone è stato chiesto fare una serie di compiti di matematica e di comprensione del testo con il cellulare sul tavolo, ad un secondo gruppo di fare gli stessi compiti ma con il telefono silenziato e senza la possibilità guardarlo anche se comunque tenuto vicino e al terzo gruppo di spegnerlo e lasciarlo nella stanza accanto (Ward e colleghi, 2017).

Come sono andati nei compiti proposti, come era andata la loro memoria e la loro capacità di pensiero?
Piccole differenze sono state trovate tra i primi due gruppi, cioè tra coloro che avevano il cellulare acceso e vicino: entrambi i gruppi avevano performance molto peggiori di chi aveva il cellulare lontano.

In generale, gli studi sulla tecnologia che ci permette di essere iperconnessi sono concordi nel ritenerne l’utilizzo costante negli adulti la causa di un abbassamento della nostra soglia di attenzione e una maggiore difficoltà a elaborare pensieri complessi.

Che cosa succede quindi nei bambini? Il loro cervello è letteralmente plasmato dalle esperienze che fanno.

I primi anni di vita sono cruciali per lo sviluppo del linguaggio (e di molte altre competenze cognitive ed emotive). Tecnicamente si parla di periodo critico, un termine che indica in senso lato il periodo di sviluppo del sistema nervoso in cui l’effetto dell’esperienza sul cervello è particolarmente forte. Durante i periodi critici il cervello viene letteralmente modellato delle esperienze e la mancanza o la povertà degli stimoli può avere effetti difficilmente reversibili.

Gli studi più recenti su come l’esperienza possa modificare la struttura e il funzionamento del cervello suggeriscono che anche una volta terminato il periodo critico la plasticità neuronale continui ad operare, sebbene con un’efficienza e una forza minore.

Ecco perché è cosi importante che i primi anni siano ricchi di stimoli. Ma cosa è uno stimolo ricco per un bambino?

Secondo almeno un terzo dei genitori americani, la tecnologia è uno stimolo RICCO per il cervello dei bambini. Tuttavia sappiamo che rispetto allo sviluppo del linguaggio la tv (e con sempre maggior sicurezza anche le app educative) è completamente inutile.

Un esempio su tutti: si è cercato di far acquisire il linguaggio ai bambini figli di genitori non udenti facendoli guardare la televisione. Non importa quante ore i bambini passassero davanti alla tv, nessuno di loro imparo’ a parlare (Pinker, 2003).

Gli studi più recenti sembrano tuttavia confermare che la tecnologia non solo è inutile, ma addirittura dannosa per il cervello dei bambini.

L’esposizione costante ai device tecnologici sembra infatti avere effetti negativi sullo sviluppo del linguaggio, gli apprendimenti scolastici e anche sul tono dell’umore, detto in altri termini sulla loro felicità.

Sappiamo infatti che più tempo i bambini passano con i device tecnologici, più bassi tendono ad essere i loro risultati scolastici (ad esempio Zimmerman, & Christakis, 2005).

Questo sembra in parte anche dovuto al fatto che il tempo passato con tablet e tv tolgono tempo agli stimoli davvero RICCHI per il cervello umano: l’interazione faccia a faccia e il movimento.

Si calcola che per ogni ora di televisione (o simili) i bambini sentano dalle 500 alle 1000 parole in meno da parte degli adulti e sappiamo che maggiore è il numero di parole sentite dagli adulti più ampio sarà il vocabolario che i bambini conoscono al momento di iniziare scuola, che a sua volta predice i risultati scolastici.

Ma non è solo questione di quantità di tempo sottratto ai veri stimoli RICCHI (movimento e interazione sociale), C’è anche una questione legata alla qualità dello stimolo ed in particolare legata alla velocità del susseguirsi delle scene (Lillard, & Peterson, 2011).

Uno studio molto interessante al riguardo è stato condotto sui alcuni bambini di 4 anni:
Al primo gruppo venne fatto vedere Spongebob, un cartone animato caratterizzato da un ritmo molto veloce con scene che cambiano ogni 11 secondi, un altro gruppo guardava un programma educativo con un ritmo più lento (con cambiamenti ogni 35 secondi) e un terzo in cui vi era un fotogramma fisso per tutto il tempo.

Subito dopo tutti i bambini sono stati sottoposti a una serie di compiti per valutare la memoria, la motricità fine, la capacita’ di rimandare la gratificazione (che significa, puoi mangiare il cioccolato solo dopo cena, non adesso). I risultati?

Sebbene i bambini avessero tutti lo stesso livello di attenzione prima guardare lo spettacolo in TV, i bambini che avevano guardato Spongebob, avevano risultati molto peggiori del terzo gruppo e comunque inferiori anche al gruppo del programma educativo (comunque peggiore del gruppo con l’immagine fissa).

Certo si tratta di un effetto a breve termine, totalmente reversibile, ma che ci racconta quale effetto possa avere la tecnologia: meno attenzione, meno memoria, meno capacità di tollerare frustrazioni.

Una soluzione molto pratica, che richiedono un intervento piccolo in termini di investimento economico, ma dal grande impatto è leggere.

Molti studi dimostrano gli effetti positivi della lettura ad alta voce per i bambini in età prescolare, cioè prima dei 6 anni.
Innanzitutto facilita lo sviluppo del linguaggio: i bambini abituati alla lettura conoscono un numero maggiore di parole e utilizzano la sintassi, cioè il modo in cui i vari elementi del discorso vengono combinati in maniera più corretta.

Inoltre crea la curiosità per i libri e aiuta a creare spazi di complicità e relazione tra genitori e bambini.
Fino ad oggi i benefici della lettura per i bambini sono stati (molto ben) documentati attraverso studi comportamentali, cioè quegli studi che valutano il cambiamento visibile a livello di comportamento, come ad esempio valutare l’incremento di parole conosciute dal bambino.

Il recente studio di Hutton e colleghi (2015) per la prima volta dimostra che gli effetti positivi della lettura sono visibili anche a livello celebrale: i bambini tra i tre e i 5 anni a cui vengono regolarmente letti libri mostrano un’attivazione maggiore di alcune aree del cervello. In particolare proprio di quelle aree che sono coinvolte nell’immaginazione mentale e l’elaborazione dei significati.

Queste aree sono cruciali per lo sviluppo del linguaggio e sono le stesse che in età scolare vengono integrate nei circuiti neuronali deputati alla lettura. Alcuni studi hanno evidenziato inoltre che proprio queste aree tendono ad essere poco attivate nelle persone con disturbi della lettura.

 

 

 

Bibliografia

Hutton, J. S., Horowitz-Kraus, T., Mendelsohn, A. L., DeWitt, T., Holland, S. K., & C-Mind Authorship Consortium. (2015). Home reading environment and brain activation in preschool children listening to stories. Pediatrics, 136(3), 466-478.

Lillard, A. S., & Peterson, J. (2011). The immediate impact of different types of television on young children’s executive function. Pediatrics, 128(4), 644-649.

Pinker, S. (2003). The language instinct: How the mind creates language. Penguin UK. Ward, A. F., Duke, K., Gneezy, A., & Bos, M. W. (2017). Brain drain: The mere presence of one’s own smartphone reduces available cognitive capacity. Journal of the Association for Consumer Research, 2(2), 140-154.

Zimmerman, F. J., & Christakis, D. A. (2005). Children’s television viewing and cognitive outcomes: a longitudinal analysis of national data. Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine, 159(7), 619-625.

 


	
		
		
			
		

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